Linfedema e viaggi aerei

Posted on 04/04/2013

Il linfedema è una patologia molto comune e ingravescente che colpisce nel mondo 140 milioni di persone (dati OMS 1992). Di questi circa 45 milioni di casi sono determinati da parassiti, 25 milioni post traumatici o post chirurgici e si stimano in un numero variabile da 5 a 20 milioni i casi di linfedema primitivo. In Italia si stima in 40.000/anno il numero di linfedemi di nuova diagnosi, anche se mancano dati precisi.

Questa patologia si manifesta quando il sistema linfatico diviene insufficiente e non riesce a svolgere le sue funzioni fisiologiche di trasporto di acqua e proteine. Ne risulta un accumulo anomalo di liquido e soprattutto di proteine dell’interstizio sottocutaneo.

Il linfedema è più frequentemente rappresentato alle estremità, ma può presentarsi anche a livello del tronco, del volto, del collo ed ai genitali esterni, interessando talora in modo molto importante la regione sovrapubica. Il suo esordio è in genere lento e l’andamento progressivo, ma non mancano casi ad esordio improvviso e ad andamento rapido.

La maggior parte dei casi di linfedema che arrivano all’osservazione medica sono di tipo secondario, ovvero sono conseguenti ad atti chirurgici di svuotamento linfonodale o a radioterapia somministrata su stazioni linfatiche. In entrambi i casi i pazienti sono malati oncologici ( k  mammella, utero, prostata, vescica, melanomi, linfomi) ed il linfedema pertanto si può definire una conseguenza del trattamento oncologico.

Altri linfedemi si presentano senza una causa apparente ed in differenti età della vita (linfedema primitivo o congenito) altri  ancora sono conseguenza di traumi o trombosi venosa profonda.

La filaria, parassita che  colpisce le vie linfatiche,  è ritenuta responsabile di 45 milioni di casi  di linfedema nel mondo, a carico degli arti inferiori.

 

Effetti dell’ambiente aereo sul linfedema

Gli elementi da valutare  per un paziente che debba affrontare un viaggio aereo, soprattutto se di lunga durata, sono essenzialmente:

  1. l’ambiente della cabina ( posti a sedere, qualità dell’aria)
  2. la pressione dell’aria esterna e la sua densità
  3. la pressione dell’aria presente in cabina.

Mentre il paziente può richiedere un posto più o meno comodo, in modo da poter allungare gli arti inferiori e potersi alzare piuttosto spesso per camminare, nulla può fare per controllare qualità e pressione dell’aria, né esterna né interna all’aeromobile.

E’ bene che sia comunque informato di quanto segue:

La pressione atmosferica è determinata dal peso della colonna d’ aria presente sul punto che noi prendiamo in considerazione. In particolare, la pressione decresce con l’altitudine, tanto che a livello del mare ha un valore più elevato rispetto ad una vetta montana.

L’esatto valore della pressione atmosferica a particolari altezze è influenzato anche dal tempo atmosferico.

Ad esempio, la pressione atmosferica presente a livello del mare è di 760mmHg, mentre in una cabina aerea la pressurizzazione  consente una pressione pari a 565mmHg, nettamente inferiore rispetto alla pressione atmosferica a cui siamo abituati a vivere.  Mantenere un valore pressorio pari a 760mmHg comporterebbe un ingente consumo di energia e di carburante, incompatibile con la normale ingegneria degli aeromobili. Pertanto la pressione in cabina è pari a  quella che si può trovare a 2400metri di altezza.

In cabina si modifica anche il valore della densità dell’aria. Si definisce come densità di un elemento il valore dato dalla massa diviso per il volume che esso occupa. Trattandosi di aria, la sua densità è direttamente proporzionale alla pressione. Infatti essendo l’aria un gas, essa è comprimibile: quando la pressione dell’aria diminuisce, come accade nelle cabine degli aeromobili, l’aria si trova ad occupare un volume maggiore e si espande. Ne deriva una diminuzione anche della densità dell’aria stessa. L’ossigeno rappresenta circa il 21% dei gas contenuti nell’aria , sia a livello del mare che in altitudine, ma in quest’ultimo caso, essendo l’aria meno densa, la quantità di ossigeno inalato diminuisce ad ogni respiro.

Durante un volo aereo ad alta quota la pressione dell’aria in cabina è uguale a quella che si respira a 2400 metri di quota e quindi la quantità di ossigeno assorbita nel sangue è inferiore a quella normalmente inalata a terra.

Questi dati non sono determinanti se il viaggiatore è in buono stato di salute e soprattutto se non presenta un linfedema.

Per i pazienti affetti da linfedema invece è necessario  prendere alcune precauzioni: uno studio australiano del 1993 condotto su 490  persone affette da linfedema ha riportato che di esse 27 hanno iniziato ad evidenziare la patologia durante un volo aereo (15 arti superiori e 12 arti inferiori). Per 67 persone è invece peggiorato un linfedema già esistente (44 arti inferiori e 23 arti superiori).

[quote]In pratica, occorre che il paziente segua alcune banali regole di comportamento sia prima che durante che dopo il viaggio aereo, soprattutto se di durata superiore ad 8 ore[/quote]

 

PRIMA DELLA PARTENZA:
[list type=”arrow”]

  • Applicare sulla pelle una lozione o crema a ph acido, per contrastare la secchezza dell’aria della cabina.
  • Vestitevi con abbigliamento comodo e senza lacci o cinture che possano essere di ostacolo al deflusso linfatico. Ricordatevi che se il linfedema è presente agli arti inferiori le scarpe non andranno tolte durante il volo.
  • Verificate lo stato di usura del vostro tutore elastocompressivo e portate comunque con voi delle bende a corta estensibilità.
  •  Se portate una calza a punta aperta ricordatevi di applicare un bendaggio alle dita del piede.
  • In caso di manica elastocompressiva senza guanto è utile indossare un guanto elastocompressivo con dita, lasciando scoperte le unghie.
  • Portate con voi il numero di telefono o la e-mail del vostro terapista e del vostro medico di riferimento. Non sempre è facile trovare chi sia esperto della vostra patologia.
  • Se vi recate in luoghi infestati da insetti (sarebbe meglio evitarli) portate della lozione repellente, chiedete al vostro medico di consigliarvi una crema al cortisone e un antibiotico ad ampio spettro.
  • Al check-in domandate  un posto a sedere vicino ad un’uscita di sicurezza o in zona corridoio per poter allungare le gambe. In caso richiedete al vostro medico un certificato che giustifichi questa scelta. Dovrete infatti alzarvi spesso ed in questo modo eviterete di disturbare chi vi è seduto accanto.
  • Cercate di arrivare  all’aeroporto di partenza in anticipo, per non dover cercare di corsa l’uscita di imbarco.
  •  Portate un bagaglio a mano leggero e se avete un linfedema di arto superiore evitate di caricare il bagaglio da spedire con il braccio edematoso. Non abbiate timore di chiedere aiuto.
  • Chiedete al vostro fisioterapista di insegnarvi alcuni esercizi di attivazione della pompa muscolare del distretto interessato dal linfedema.

[/list]
DURANTE IL VOLO:
[list type=”arrow”]

  • Cercate di rilassarvi e pensate che se viaggiate per vacanza il viaggio è già l’inizio della vacanza..
  • Mangiate leggero e non bevete alcoolici, ma solo acqua o bibite naturali (the, succhi di frutta)
  • Non mettete bagaglio sotto il sedile davanti a voi, ma lasciate spazio per poter allungare le gambe.
  • Indossate il vostro tutore elastocompressivo per tutta la durata del volo.
  • Alzatevi e camminate nel corridoio piuttosto spesso quando consentito.
  • Se siete portatrici di linfedema di arto superiore alzate spesso le braccia durante il volo ed eseguite esercizio di pompaggio con la mano e l’avambraccio.
  • Può rendersi necessario applicare sopra il tutore un bendaggio compressivo supplementare. Chiedete al vostro terapista di insegnarvi a farlo.

[/list]
ALL’ARRIVO :
[list type=”arrow”]

  • Non togliete il tutore fino all’ arrivo alla vostra destinazione finale.
  • Un volta giunti a destinazione la vostra priorità è riposarvi. Coricatevi con gli arti in scarico, più alti rispetto al tronco, e se potete eseguite qualche esercizio di pompa muscolare con il tutore indossato.

[/list]
BUONE VACANZE